La voce della luna.
-Ho sentito la voce della luna, l'altra sera.
-Perchè ti ostini a vaneggiare? Non ti è bastato perdere i bottoni della camicia?
-Lo sai che non li ho persi, quella camicia, i bottoni non li ha mai avuti.
Era ormai tanto tempo che gli stretti e convulsi cammini tra le stelle ed il buio non ci aiutavano più. Avevamo smarrito il sentiero che riportava alle giostre, vagavamo ininterrottamente da anni, nel buio completo, a tentoni.
Alcune volte avevamo la sensazione di aver toccato un corpo caldo, ma poi - oramai ci eravamo abituati - la delusione prendeva il posto dell'attimo che ci aveva reso felici.
Pietro aveva il suo da fare per cercare di accendere un fuoco. Io immaginavo di poter vedere attraverso la pece che ci imprigionava in quel mondo disumano.
-Ho sentito la voce della luna. - ripetè Pietro.
Sospirai, mi grattai la testa. Pensai che, ormai, non fosse più possibile dialogare con lui. Si era perso nei dedali della sua mente, sarebbe stato difficile riportarlo alla realtà.
Eppure riconoscevo che era migliore di me. Non avrei potuto mai udire la voce della luna, ne' altre voci, ne' nessun rumore, la speranva aveva lasciato spazio all'incoerente sognare tavoli avvolti da carta stagnola. Cosa questo sogno c'entrasse con la mia vita, non lo avevo ancora capito: forse la follia cominciava a stendere il suo velo pietoso per darmi la forza di continuare.
Ad un tratto udii un canto, ammaliante di sirene, seducente di illibata bellezza, soave di carezza all'anima.
Mi voltai verso il respiro del mio compagno.
-Pietro, l'ho sentita.
Pietro non rispose.
-Pietro, Pietro, la voce della luna!
Fui preda di un respiro affannoso, il cuore mi balzò alla gola. Cercai di squarciare il buio, lo penetrai con la lama tagliente della disperazione, ogni taglio apriva altra oscura presenza. Un fiume di lava nera si riversò sul mio mondo, non vidi altro che tenebre.
-Pietro. - dissi un'ultima volta con voce sommessa.
Non l'avevo mai visto e, se fosse esistito, avrebbe seguito il canto della luna.
L'immaginai in cammino, tra la realtà e il sentiero tracciato dalla luce riflessa del satellite.
Forse siamo satelliti, e orbitiamo intorno ad un'illusione.


















Sfileno comme surdate
cu a capa calata
e cu ‘e pere ca strusceno
‘e penziere.
Perzi a dinto a'llucche 'stunàte,
strillanno 'e dulòre
e na scippata appucundrìa
a dinto all'anema,
fujene comme surdate
e sò piersi 'e scurore.
Pareno ‘nzarmate mautòni
sfileno uno a fila all'autro
e rummaneno muti,
vacanti, ma
presenti a sé stessi.
Senza manco n'arma,
sfileno chianu chiano,
in silenzio
e sùlo d'ammore
se ponno notrecà