sabato, 11 ottobre 2008

La voce della luna.

-Ho sentito la voce della luna, l'altra sera.
-Perchè ti ostini a vaneggiare? Non ti è bastato perdere i bottoni della camicia?
-Lo sai che non li ho persi, quella camicia, i bottoni non li ha mai avuti.
Era ormai tanto tempo che gli stretti e convulsi cammini tra le stelle ed il buio non ci aiutavano più. Avevamo smarrito il sentiero che riportava alle giostre, vagavamo ininterrottamente da anni, nel buio completo, a tentoni.
Alcune volte avevamo la sensazione di aver toccato un corpo caldo, ma poi - oramai ci eravamo abituati - la delusione prendeva il posto dell'attimo che ci aveva reso felici.
Pietro aveva il suo da fare per cercare di accendere un fuoco. Io immaginavo di poter vedere attraverso la pece che ci imprigionava in quel mondo disumano.
-Ho sentito la voce della luna. - ripetè Pietro.
Sospirai, mi grattai la testa. Pensai che, ormai, non fosse più possibile dialogare con lui. Si era perso nei dedali della sua mente, sarebbe stato difficile riportarlo alla realtà.
Eppure riconoscevo che era migliore di me. Non avrei potuto mai udire la voce della luna, ne' altre voci, ne' nessun rumore,  la speranva aveva lasciato spazio all'incoerente sognare tavoli avvolti da carta stagnola. Cosa questo sogno c'entrasse  con la mia vita, non lo avevo ancora capito: forse la follia cominciava a stendere il suo velo pietoso per darmi la forza di continuare.
Ad un tratto udii un canto, ammaliante di sirene, seducente di illibata bellezza, soave di carezza all'anima.
Mi voltai verso il respiro del mio compagno.
-Pietro, l'ho sentita.
Pietro non rispose.
-Pietro, Pietro, la voce della luna!
Fui preda di un respiro affannoso, il cuore mi balzò alla gola. Cercai di squarciare il buio, lo penetrai con la lama tagliente della disperazione, ogni taglio apriva altra oscura presenza. Un fiume di lava nera si riversò sul mio mondo, non vidi altro che tenebre.
-Pietro. - dissi un'ultima volta con voce sommessa.
Non l'avevo mai visto e, se fosse esistito, avrebbe seguito il canto della luna.
L'immaginai in cammino, tra la realtà e il sentiero tracciato dalla luce riflessa del satellite.
Forse siamo satelliti, e orbitiamo intorno ad un'illusione.

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categoria: frammenti
mercoledì, 08 ottobre 2008

Ciao Toni'

Che casino.

Lo avevo scritto che questa estate sembrava non finire mai.

Mi viene quasi voglia di abbracciarla, baciarla, stringerla a me fino a farle sentire quanto batte forte il cuore, la vita.

E in questa estate anche tu hai deciso di andare via.

Non che fossi una persona cattiva, ma sai quanta gente, in questo momento starà pensando: “Dio, prima o poi, provvede”?

E tu starai continuando a cazzeggiare, a cercare il modo per diventare miliardario, a sorridere delle persone che hai preso in giro, a non preoccuparti delle conseguenze delle tue azioni.

Sei stato uno stronzo in vita e continui ad esserlo da morto. Inutile negarlo, anche io qualche volta ho sperato che accadesse.

Ogni persona segue il suo destino e tu hai avuto il coraggio di seguire il tuo fino alla fine.

Non potevi disilluderci, non potevi cambiare, non saresti stata la stessa persona.

Ciao Tonì, cerca di fare il bravo almeno nell’altro mondo.

Ti voglio bene.

Il dolore che provo non è finto quanto i soldi che hai sempre promesso di farmi fare: fa male davvero.

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categoria: dediche
venerdì, 03 ottobre 2008

Messaggio

So che mi state ascoltando. Non vi vedo, ma la certezza della vostra presenza mi è data dalla vibrazione che attraversa la mia anima quando siete vicini, come lama tagliente che penetra pietre e resta intatta, quando provate a toccarmi, perché anche voi, come me, fate vibrare l’immenso e sciogliete le emozioni attivando le energie di cui adesso possedete il respiro.

Impareremo un giorno.

Le fitte ragnatele di energia che si diramano dal nostro esistere e si scagliano nell’infinito, saranno le nostre mani. Con esse potremo accarezzarci.

Le vibrazioni che sapremo far scorrere, attraverso l’inconsistente immateriale, saranno i nostri occhi, e potremo guardarci.

E basteranno per renderci conto della nostra appartenenza all’umanità.

Siamo vivi, eterni, immateriali ma consistenti più della materia. Siamo pensiero privato dell’artificio della carne, della  ragione che passa attraverso la parola. Siamo l’oltre della nostra esistenza, perché, l’oltre, è il nostro destino da sempre.

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categoria: frammenti
giovedì, 25 settembre 2008

Quando tornerai

Mi troverai seduto allo stesso posto.

Quando tornerai sarò uguale a ieri, a quando ci siamo incontrati, con la stessa, immutata, voglia di averti tra le braccia.

Ho lasciato che il vento portasse via le foglie ingiallite, che il sole di agosto bruciasse gli ultimi, assetati, fili di erba, che un brivido di freddo traversasse la mia pelle e gelasse le mie dita mentre mi accarezzavo la barba folta.

Mi sono specchiato nelle pozze di acqua lasciate dalla pioggia. Il mio viso, si, quello è cambiato, le rughe hanno mascherato l’attesa rendendola serena.

E ho atteso.

Tornerai.

Tornerai e sorriderò di nuovo, cinto dal calore delle tue braccia.

Tornerai e i ricordi non serviranno altro che a riempire il vuoto con cui ho colmato questi giorni di attesa: in attesa di te.

E ho atteso anche sapendo che non saresti più tornata.

Anche tu mi hai atteso, lo so.

I giorni saranno polvere tra un po’.

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categoria: frammenti
sabato, 20 settembre 2008

Avrò

Avrò ancora voglia di Te
mi mancherà quella tenda
il vuoto che si crea
quel tuffo nell'infinito che genera il vuoto
un vuoto pieno di un niente che riempie tutto.
 
Avrò ancora voglia di Te
sarà facile perdermi
sarà tristemente semplice offenderti.
Proverò a piangere ancora
per esserci
per tergere il dolore immenso
di questa umanità che si flagella
che non spera
che non sa piangere per lo sconosciuto
che non Ti crede.
 
Vorrò stare ancora con Te sotto quella tenda
perchè la voglia d'infinito
può solo essere infinita.
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categoria: poesie
venerdì, 19 settembre 2008

Appunti di viaggio

Avevo scritto ad alcuni amici che la mia esperienza a Lourdes sarebbe stata inenarrabile. Provo a darvi qualche sensazione vissuta. Scusate gli errori ma copio e incollo direttamente dal cellulare.

 


 

E' passata poco più di un'ora e già vi amo. In quattro avete vissuto quasi tre secoli e mezzo. Vite da raccontare, sorrisi che affiorano appena dalle vostre labbra; sorrisi che fanno sorridere. Sarà scomodo il viaggio, già lo prevedo: scomodo e bellissimo.

   Ore 19: interminabile. Siamo in viaggio da sette ore, ne restano, se le previsioni sono esatte, altre diciotto.

Non so cosa spinge le persone a farlo o, almeno, non lo so ancora.

Mi sono sistemato in uno scomparto libero, avevo intenzione di iniziare a correggere il romanzo, ci ho provato, ma sembra che, su questo treno, dove è difficile dimenticare il rumore assordante delle rotaie, la testa smetta di funzionare.

Siamo fermi adesso, controllo se siamo in orario.

   Ore 20 e 30 hanno armato un tavolo nello scomparto e hanno servito la cena. Michele, 85 anni mi racconta di quando a Caivano c erano le chavette, una specie di carretto, trainato da un bue, con le assi larghe, in modo che i clienti potevano far penzolare le gambe e farsi accompagnare al lavoro. Poi mi ha raccontato dei tram, mi ha detto della stazione che c'era nel nostro paese e della gente morta sotto le rotaie. La storia di Andrea testadichiodo, invece, nonostante fosse un personaggio noto, nessuno la ricorda bene.

   Preparo la cuccetta, non ho sonno, proverò a dormire lo stesso.

Sembra non finire mai questo viaggio, ma arriviamo puntuali. La confusione dei bagagli, la fatica, il bus stracolmo e la solita gente, quella che lotta, a colpi di prepotenza per il posto migliore. Mi chiedo se sto davvero partecipando ad un pellegrinaggio.

   In albergo, prima di darci le stanze, ci fanno accomodare nella sala da pranzo. Un altro sacrificio, perché, come mi ha detto la mamma, il pellegrinaggio è soprattutto sacrificio. Allora accetto di buon grado ciò che servono e non provo nemmeno a lamentarmi.

La stanza è piccolissima, in due bisogna fare a turno a stare in piedi, il bagno manca del bidet, sarà dura, soprattutto per la mamma.

   Il programma non ammette soste, la stanchezza, già al secondo giorno, mi è arrivata alle ossa.

Lourdes è la classica città turistica. I negozi, sfavillanti di insegne variopinte, invitano a fare incetta di souvenir. Penso di aver sbagliato posto, Dio non può abitare questi luoghi.

   Poi mi ricredo, alla grotta c'è... Una presenza invisibile, che ti obbliga, che ti costringe ad inginocchiarti, a starci, a non andare via.

Ricevo una brutta notizia, il cuore per un momento si ferma, riprenderà a battere solo l'indomani davanti alla grotta.

   So che i problemi sono attaccati con un elastico che si sta tendendo. Sono rimasti a casa ma rimbalzeranno violentemente, e faranno male.

   A “le grotte” tutto sembra più accettabile, persino il dolore lancinante alla schiena. La medicina che lo allevia riesco a reperirla solo l'ultimo giorno, anche questo penso sia un segno.

In quel luogo non c'è altro da fare che perdersi, lo faccio volentieri: mi annullo e tutto ciò che c'è intorno scompare.

   Non è suggestione, i giorni successivi sono tutta un'attesa per inginocchiarmi davanti a quel buco nella roccia. Mi commuovo, qualche lacrima fa capolino e non riesco a comprenderne il motivo.

   Non so se tornerò, ma so che questa grotta può cambiare il cuore degli uomini, soprattutto di quelli che credono veramente. Gli altri avranno bisogno di un miracolo e, di questi, ne accadono veramente pochi anche a Lourdes.

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giovedì, 11 settembre 2008

Partirò

Partirò, domani o, forse, un altro giorno. Partirò e non avrò rimpianti. Sarà come cancellare la pagina di un libro scritta male. Sai come si fa, no? Ci metti una croce sopra, come sulla tomba di una persona  amata.

Esisterà ancora la voglia di averla e, sotto il segno della matita, il suo mondo continuerà ad esserci. Velato, nascosto, offuscato da ciò che sarà, rintanato in una crepa dell’anima, tra gli imperativi dell’esistenza e l’ottusa persistenza del presente.

Non ci sarò più io, al mio posto esisterà un altro me stesso, diverso da adesso, solo all’apparenza la stessa persona.

Non sarò eterno: no, no…

Chiuderò la porta alle mie spalle e lascerò dentro altre vite. Un giorno partiranno anche loro, seguendo il cerchio che si chiude sull’Infinito.

Sai cosa voglio dire?

Che non avrai altro che ricordi, e con il tempo svaniranno, poi t’incamminerai  e percorrerai lo stesso cammino.

No, non ci incontreremo. Saremo luce che brilla insieme per illuminare l’universo.

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categoria: pensieri, riflessioni, vita, frammenti
domenica, 07 settembre 2008

Pens(z)ieri

Marciano come soldati

testa china, piedi struscianti

i pensieri.

Dispersi da attonite grida

urlanti di dolore e straziati nell’anima

marciano come soldati

e son vinti.

Fila di pesanti fardelli

sfilano e restano muti

assenti all’altro e presenti

presenti a se stessi.

Senz’armi

sfilano muti

e solo d’amore sanno nutrirsi.

(Alfonso Mormile)

‘E PENZIERI
 
Sfileno comme surdate
cu a capa calata
e cu ‘e pere ca strusceno
‘e penziere.
Perzi a dinto a'llucche 'stunàte,
strillanno 'e dulòre
 e na scippata appucundrìa
a dinto all'anema,
fujene comme surdate
e sò piersi 'e scurore.
Pareno ‘nzarmate mautòni
sfileno uno a fila all'autro
 e   rummaneno muti,
vacanti, ma
 presenti a sé stessi.
Senza manco n'arma,
sfileno chianu chiano,
 in silenzio
e sùlo d'ammore
se ponno notrecà

 

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categoria: poesie
giovedì, 04 settembre 2008

Sono stato assunto dal Padreterno

Ho immaginato di essere stato assunto, dal Padreterno, al reparto “cancellazione sogni”. Si, perché deve esserci qualche predisposto che si prende la briga di farlo, altrimenti, ‘sti benedetti sogni, si realizzerebbero tutti.

-Lo facciamo passare questo Signore?
-Fammi un po’ vedere… No, no! Ti sembrano cose da desiderare queste? E’ uno sconcio, che diavolo.
-Signore, guarda che di questi ne arrivano a migliaia ogni minuto. Non posso mica rimandarli tutti al mittente.
-Devo aver sbagliato qualcosa quando li ho creati. Non ricordo di averci messo certe idee nella testa… l’amore, quello si, ricordo bene, ma ‘ste cose no. Alfò, bruciali tutti, non è cosa.
-Come vuoi, ma ritorneranno di nuovo e io soffro quando li cestino.
-Fa come ti dico, fino a prova contraria, chi comanda sono io.

A quel punto ho immaginato di aver aperto l’ennesimo plico, un ulteriore sogno da analizzare.

-Signo’…
-Cosa c’è? Cerca di essere un po’ indipendente, non chiamarmi ogni cinque minuti.
-Si ma questo chiede una cosa strana…
-Più strana di quelle che mi hai fatto vedere prima?
-Si, è proprio strana assai… questo sogna di non sognare più. Dice che è stanco di vederli crollare tutti.
-Quanti gliene abbiamo bruciati?
-Tutti quanti, Signò.
-Uh Gesù buono… e fagliene passare uno.
-Questo, Signò, proprio questo?

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categoria: pensieri, vita, sogni, frammenti, miracoli
domenica, 31 agosto 2008

Il tuo miele

A volte il cuore sente la necessità di cantare, allora lo lascio libero di andare, senza regole e costrizioni, dove le parole trasfigurano in preghiera.

Lasciate, o voi che entrate, leggere al vostro cuore: ve ne sarà grato.

Il significato va oltre ciò che leggete, fossero anche punti e virgole, verbi e accenti. Lui non usa il nostro linguaggio...

 


 

…di ricordi.

Quelli che gocciolano di viscosa essenza, affacciati alle finestre della vita, mentre attendono il crepuscolo.

Ricoperti di strati di altri ricordi, l’uno sull’altro, in mucchi anonimi, senza più voce né facce da mostrare.

 

…di rimpianti.

Giostre stravaganti, di adulti deliri, scorza che non lascia filtrare le speranze e s’arrampica sugli immaginari specchi dell’illusione.

L'ingratitudine graffia  e fa sanguinare il cuore, sublima l’ansia in bruciante distillato, liquore che ubriaca i sensi, di scheletri e maculati spettri macchiati d’infamia.

 

…di esistenza.

Che è ricordo e rimpianto, meraviglia e raffinata follia, attesa e ricompensa.

Donna scherzosa che si diverte a confondere ricordi e rimpianti, dolce e crudele, intervallo tra l’eternità e l’Eterno, punizione soave e aspra attesa.

 

Come quando T’attendo ed imploro il tuo miele.

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categoria: prosa