Amici e parenti tutti...
Adesso ditemi dove siete, lo pretendo.
Siete entrati senza bussare, vi ho accolti, vi siete cibati del mio pane e del mio sorriso, avete pulito le vostre luride scarpe sul mio zerbino nuovo.
Dove siete?
Pensavo fossero baci. Avete mordicchiato la mia pelle, prima dolcemente, poi sempre più ferocemente. La mia carne ha sanguinato e non vi è bastato; le vostre unghie hanno voluto graffiare il mio cuore, fino a farmi gridare dal dolore.
Vi ho dato lavoro, dignità, ricchezza e voglia di farcela.
Adesso, che avete spento le luci della mia casa, uno straripante fiume di eventi sta inondando la mia vita… e non so più esserci.
Voglio lasciarmi andare.
Cadere.
Dove i sogni somigliano a stelle che non brillano.
Questa è la vostra vittoria, ripongo le armi. Imprigionatemi, giustiziatemi, ammanettate ciò che resta della mia esistenza affinché non possa più donare.
Perché questo voglio.
Non ho più che misere ossa senza un brandello di carne, sono vostre anche quelle.
Finirò, prima o poi, e dovrete cercarvi un’altra vittima.


















