AnaulE
Dormiva, era morta, svenuta?
Non lo sapeva, era solo cosciente della mancanza di percezione.
Un giorno, benedetto o maledetto, non sta a me giudicare, il destino volle che Mary affrontasse la prova più infame che la vita potesse riservarle: perdere il contatto con la realtà, quella che aveva conosciuto fino a un istante prima. Quel “tipo” di realtà che ti fa piangere o ridere, eccitare guardando negli occhi l’innamorato, prendere tre in matematica o essere bocciati all’esame di guida.
Sto scrivendo senza occhiali, ci vedo poco e male. Il monitor lo devo tenere a non più di dieci centimetri dagli occhi, altrimenti scompare, non esiste, continua ad essere un oggetto presente solo nella mia mente.
Scusate la divagazione, era per farmi perdonare qualche errore di battitura. ;) (Perdonatemi anche l’uso dell’emoticon, ma non riuscivo a rendere diversamente l’idea).
Dicevo di Mary.
Lunghi anni ad aspettare una presa di coscienza, anni in cui l’unica speranza era riposta nell’attenta cura di infermieri e volontari.
All’inizio qualcuno provò anche a parlarle, ma lei viveva la sua realtà; il monitor era a più di dieci centimetri dai suoi occhi.
Lunghi anni ad aspettare che la cosciente mancanza di percezione, divenisse presenza e qualcuno si accorgesse di lei.
Aprì gli occhi un istante prima che sorella morte tagliasse il filo che la teneva ancorata alla realtà precedente: “Dio! Non riuscite a comprendere che siete voi che non avete percezione del mio essere?”.

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