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lunedì, 24 novembre 2008

Chi balla sui calcinacci della scuola

«Tagli strutturali», titola a tutta pagina l’Unità. Si capisce: la tentazione di cavalcare la tragedia di Rivoli per riaccendere le braci della protesta è troppo forte. Colpa della Gelmini se quel tubo di ghisa è cascato giù? Colpa di Tremonti? Della Finanziaria approvata in nove minuti e mezzo? Del risparmio sulla pelle dei ragazzi? Guardate un po’, quanto bel materiale per ridare fiato alle manifestazioni che languono. C’è un ragazzo di 17 anni morto fra una lezione di latino e una di geometria, c’è il suo compagno di banco che rischia di rimanere paralizzato. C’è la tragedia che precipita lì, feroce e inspiegabile, fra i discorsi sulla Juve, l’hiphop, persino Harry Potter. C’è una bara che sfila fra volti pieni di acne e vita. Che può sperare di meglio un anti-Gelmini? Piovono soffitti, governo ladro. La polemica, in fondo, è già cominciata.
E pazienza se la polemica finirà per seppellire un problema vero in mezzo alle parole false. L’ultimo torto che potremo fare a quel ragazzo.

Autore: Mario Giordano (Giornalista)

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categoria: politica, attualità
domenica, 16 novembre 2008

Spazi vitali

Non riesco a capire come si possa essere tanto ciechi e sordi.
Mettendo da parte il caso di Eluana, del suo prossimo assassinio, non riesco a capire come si possa non comprendere che questa sentenza di morte è un "paradosso apocalittico", come lo ha definito il Gentile, filosofo del diritto nell'Antica Università di Padova.

"Il diritto serve a richiamare la re­sponsabilità personale di fronte a un evento. In questo caso si è sovvertito tutto e per la prima vol­ta una legge servirà per togliere responsabilità a un padre che de­cide di dare la morte alla figlia. La quale oltretutto non è in stato di coscienza e quindi non è in gra­do di affermare cosa pensa vera­mente. Per me è un paradosso che scuote le fondamenta giuri­diche della nostra comunità, qualcosa di apocalittico e non da minimizzare".

Come si fa a non comprendere che è in atto un regime che vuole "cancellare" dalla faccia del mondo le persone che ritiene inutili? Hitler, al confronto, giocava a fare la guerra.
Verrà il turno di chi non produce: i disoccupati, gli handicappati, gli zingari, i vecchi e provate a immaginare quanta altra gente. 

Forse siamo davvero troppi per le risorse del pianeta, ma perchè non tirare a sorte anzichè permettere a pochi di decidere per il resto dell'umanità?

Io sono pronto a lasciare il mio spazio ai diseredati.

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categoria: pensieri, cronaca, attualità
sabato, 15 novembre 2008

AnaulE

Dormiva, era morta, svenuta?

Non lo sapeva, era solo cosciente della mancanza di percezione.

Un giorno, benedetto o maledetto, non sta a me giudicare, il destino volle che Mary affrontasse la prova più infame che la vita potesse riservarle: perdere il contatto con la realtà, quella che aveva conosciuto fino a un istante prima. Quel “tipo” di realtà che ti fa piangere o ridere, eccitare guardando negli occhi l’innamorato, prendere tre in matematica o essere bocciati all’esame di guida.

Sto scrivendo senza occhiali, ci vedo poco e male. Il monitor lo devo tenere a non più di dieci centimetri dagli occhi, altrimenti scompare, non esiste, continua ad essere un oggetto presente solo nella mia mente.

Scusate la divagazione, era per farmi perdonare qualche errore di battitura. ;) (Perdonatemi anche l’uso dell’emoticon, ma non riuscivo a rendere diversamente l’idea).

Dicevo di Mary.

Lunghi anni ad aspettare una presa di coscienza, anni in cui l’unica speranza era riposta nell’attenta cura di infermieri e volontari.

All’inizio qualcuno provò anche a parlarle, ma lei viveva la sua realtà; il monitor era a più di dieci centimetri dai suoi occhi.

Lunghi anni ad aspettare che la cosciente mancanza di percezione, divenisse presenza e qualcuno si accorgesse di lei.

Aprì gli occhi un istante prima che sorella morte tagliasse il filo che la teneva ancorata alla realtà precedente: “Dio! Non riuscite a comprendere che siete voi che non avete percezione del mio essere?”.

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categoria: pensieri, frammenti, dediche, attualitÃ