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venerdì, 19 dicembre 2008

L'amico

E’ caduto un pezzo di cielo.

Ho camminato alla ricerca del dono, il mio. E sto ancora cercando, procedendo a tentoni, a volte con la sicurezza di incontrare l’altra parte dell’infinito, quella da cui ci siamo separati per cadere sulla terra.

Tra poco è Natale, sarebbe un giorno come gli altri, un altro passo compiuto verso il termine, un altro centimetro verso di Lui.

Mi sono smarrito, l’ho dimenticato, qualcuno mi ha detto che da soli non si arriva, che ci si ferma a scavare nel ventre della terra, sicuri che non c’è niente da trovare.

Piccole tracce, sottilissimi filamenti che si spezzano troppo facilmente,  persone che puntano il dito verso l’Infinito indicandoti il traguardo possibile, gocce di ghiaccio che sublimano nell’inferno di questa esistenza, che amaramente va alla deriva e non ti lascia scorgere il bello della sofferenza, e anneghi in essa, e non speri, e non sai guardare oltre l’angoscia che ti rende cieco.

Poi apri gli occhi e vedi un sorriso.

-Io ci sono, ti voglio bene.

Gli amici… tra non molto ne nascerà un altro.

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categoria: pensieri, dediche, natale
martedì, 25 novembre 2008

Pugnalami

Si spense il fuoco. Si addormentò nel cerchio di sassi e ci fu cenere a ricoprirne i fasti.

-C’è ancora fuoco sotto la cenere.

-A cosa serve se non riscalda?

Avrei voluto affondarci le mani, sentirne il calore bruciante, disprezzarlo per quel suo nascondersi senza senso.

-Serve a ricordarti che esiste.

-Non mi serve ricordarlo, occorre scaldarmi.

-Se provi a…

Il cielo cadde di liquido grigio, piombo rovente, luccicante e funesto destino.

Lo avevo atteso.

Adesso divento metallo

e

non penso.

Tento le mani. Le afferra qualcuno?

Il cielo, il cielo.

Fammi cadere nel sonno per sempre.

Accompagnami dove il petto da tregua. Non  lo sopporto ancora questo dolore.

Pugnalami e dammi la pace.

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categoria: dediche
mercoledì, 19 novembre 2008

Per te, amore mio.

Non so trafficar coi soldi, ne’ coi sentimenti.

Forse un destino, un fato avverso, oppure l’ingerenza della Chiesa, che quella, in qualche modo, c’entra sempre.

Ci hanno provato sai? A farmi cambiare, a spazzolarmi il cuore per ripulirlo della fiducia che nutro verso il prossimo.

Vani tentativi… tentativi vani, m’avrebbe corretto un’amica.

Eppure continuo a sentirmi Uomo, quindi più fragile, più incline all’errore, perché gli uomini sono perfettibili, ed io sono uomo.

Quelli che si travestono da buoni, nascondendo fattezze di bestie, s’aggrappano, ti spogliano, lacerano i sogni e ne fanno volare i frammenti, li spargono dove non è possibile riprenderli, seppur in parte.

Si sono aggrappati anche a me e non mi hanno trasformato.

Continuo a sbagliare, a non riconoscere l’inganno. Continuo a camminare verso la meta, e so che condividi questa scelta.

Riuscirò a ricoprirti d’oro, ma non sarà luccicante. L’oro di cui ti rivestirò sarà solo il prezioso dono che la vita mi ha fatto, ciò che Dio ha voluto per me: il non saper trafficare coi soldi ne’ coi sentimenti.

E sto ad attendere, forse c’è ricompensa.

Intanto

chiedo perdono

o scusa, se non c’è dolo.

Non so trafficar coi sentimenti… non so se sia un’attenuante. Oppure dovrei imparare a discernere l’amore dall’amore.

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categoria: pensieri, vita, frammenti, dediche
sabato, 15 novembre 2008

AnaulE

Dormiva, era morta, svenuta?

Non lo sapeva, era solo cosciente della mancanza di percezione.

Un giorno, benedetto o maledetto, non sta a me giudicare, il destino volle che Mary affrontasse la prova più infame che la vita potesse riservarle: perdere il contatto con la realtà, quella che aveva conosciuto fino a un istante prima. Quel “tipo” di realtà che ti fa piangere o ridere, eccitare guardando negli occhi l’innamorato, prendere tre in matematica o essere bocciati all’esame di guida.

Sto scrivendo senza occhiali, ci vedo poco e male. Il monitor lo devo tenere a non più di dieci centimetri dagli occhi, altrimenti scompare, non esiste, continua ad essere un oggetto presente solo nella mia mente.

Scusate la divagazione, era per farmi perdonare qualche errore di battitura. ;) (Perdonatemi anche l’uso dell’emoticon, ma non riuscivo a rendere diversamente l’idea).

Dicevo di Mary.

Lunghi anni ad aspettare una presa di coscienza, anni in cui l’unica speranza era riposta nell’attenta cura di infermieri e volontari.

All’inizio qualcuno provò anche a parlarle, ma lei viveva la sua realtà; il monitor era a più di dieci centimetri dai suoi occhi.

Lunghi anni ad aspettare che la cosciente mancanza di percezione, divenisse presenza e qualcuno si accorgesse di lei.

Aprì gli occhi un istante prima che sorella morte tagliasse il filo che la teneva ancorata alla realtà precedente: “Dio! Non riuscite a comprendere che siete voi che non avete percezione del mio essere?”.

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categoria: pensieri, frammenti, dediche, attualità
mercoledì, 08 ottobre 2008

Ciao Toni'

Che casino.

Lo avevo scritto che questa estate sembrava non finire mai.

Mi viene quasi voglia di abbracciarla, baciarla, stringerla a me fino a farle sentire quanto batte forte il cuore, la vita.

E in questa estate anche tu hai deciso di andare via.

Non che fossi una persona cattiva, ma sai quanta gente, in questo momento starà pensando: “Dio, prima o poi, provvede”?

E tu starai continuando a cazzeggiare, a cercare il modo per diventare miliardario, a sorridere delle persone che hai preso in giro, a non preoccuparti delle conseguenze delle tue azioni.

Sei stato uno stronzo in vita e continui ad esserlo da morto. Inutile negarlo, anche io qualche volta ho sperato che accadesse.

Ogni persona segue il suo destino e tu hai avuto il coraggio di seguire il tuo fino alla fine.

Non potevi disilluderci, non potevi cambiare, non saresti stata la stessa persona.

Ciao Tonì, cerca di fare il bravo almeno nell’altro mondo.

Ti voglio bene.

Il dolore che provo non è finto quanto i soldi che hai sempre promesso di farmi fare: fa male davvero.

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categoria: dediche
martedì, 26 agosto 2008

Questa estate.

Quest’estate sembra non finire mai, scalda, con il suo sole cocente, le speranze, come succulenta minestra sul fuoco, ne sparge il profumo.

La vita si strofina addosso, come gatta in calore, ha bisogno di carezze. Fa cadere la polvere dei ricordi e la spazza via, con i cenci della memoria.

Il cuore sussulta, l'anima fa salti mortali.

Ho visto un fiore, raro, profumato, singolare esistenza nel prato vinto dalle margherite. Avrei dovuto raccoglierlo, strapparlo alla solitudine e alla prigionia del fato. Gli ho sorriso ed il sole m’ha fatto l’occhiolino.

<<Non posso portarti con me, le tue radici affondano dove i miei sogni non possiedono passi>>.

Calpestai altri fiori. Rinasceranno. Tu continuerai ad attirare api e a spargere nell’aria nettare prezioso.

Questa estate sembra non finire mai, scalda le speranze e brucia i desideri.

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categoria: riflessioni, vita, frammenti, dediche, napoli
lunedì, 14 luglio 2008

Il rumore

A volte cerchiamo altrove ciò che sta vicino a noi.
A volte, il nostro caparbio intendere, ci allontana dalle persone che ci amano.
A volte... a volte dovremmo ascoltare l'altro e non perderci nei rumori di questo mondo ottuso.

 


 

Il rumore
(Alfonso Mormile)

-Ho sentito un rumore. - mi disse, cercando di tenere alta l’attenzione. Neppure s’accorse di me quando provai a cercare di spiegarle.

-Ho sentito un rumore. - ripeté di nuovo.

Provai ad articolare parole. Passai, velocemente, più volte, la mano davanti ai suoi occhi. Mai niente mi diede la sensazione che fossi trasparente, più di quella volta.

-Ho sentito un rumore, ho sentito un rumore. - sembrava perdersi nel suo mondo e niente riusciva a riportarla in quello che vivevo io.

Scricchiolarono, le mie ossa.

Stridette l’urlo che uscì dalla mia gola.

Tuonò il tavolo dove il mio pugno, carico di rabbia, batté violento.

Mi guardò, portò un dito alla punta del naso: -Ho sentito un rumore. - disse.

Avrei voluto dirle che era il mio cuore che batteva, ma lei già s’allontanava, con la testa a rigirare continuamente, alla ricerca del rumore, quello che non riuscì mai a capire da dove venisse.

 

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categoria: pensieri, vita, frammenti, dediche, prosa, sperimentazione
giovedì, 10 luglio 2008

Il parto

Sentì una forte pressione all’interno del petto, abbassò lo sguardo, lo vide gonfiarsi, quasi esplodere.
Sedette immobile e attese. Lo sterno, all’improvviso, cedette e sul suo viso comparve una smorfia di terrore. Vide lacrime cadere a terra e asciugarsi in grani di salsedine, sterili, pari alla sua vita fino a quell’attimo. Il dolore che sentiva era nulla in confronto a quello vissuto. Un cielo azzurro si addensò su di lei, poi cedette al parto.
Prima una mano, poi l’altra, i piedi, le gambe ed, infine, la testa.
Lasciò dietro di lei un involucro vuoto. S’incamminò senza chiedersi di chi fosse quella scorza, il suo precedente essere, la vita che le era scivolata addosso come abito di seta scucito.
Il tempo si riavvolse e una matassa inestricabile fu gettata nel fuoco della meraviglia.

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categoria: vita, frammenti, dediche
giovedì, 03 aprile 2008

Alla mamma

Cade, goccia a goccia, questa vita.

Liquida sostanza, riempie lenta il catino dell’esistenza. Lieve incedere, carezza all’anima, suadente compromesso, di mani e anima.

Mi hanno detto che tra non molto andrai via.

Fiore delicato, sfregiato dal maestrale, sfiorato da impalpabile nebbia che genera brina, gocce sui tuoi petali.

Partirai, come tanti… e non tornerai se non in brevi ricordi senza dolore.

Ti accompagna l’Eterno, quello che hai tanto sperato.

Una preghiera s’affaccia sull’orlo ricamato dell’anima, squisita sinfonia; tu sai come dirigerla, maestra d’arte.

Cade, goccia a goccia, questa vita.

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categoria: vita, frammenti, dediche, prosa
domenica, 06 gennaio 2008

Dedicato agli anonimi

Era sera quando tornò a casa.
La luna non volle essere presente, si era nascosta vergognandosi di apparire al mondo, quel mondo abitato anche da lui.
Guardò le sue mani vuote e non si accorse che la sua mente era più vuota dei palmi che stava osservando.
Gridò forte, tanto forte che sentì i timpani cedere sotto la pressione del suono prodotto. Intense vibrazioni si propagarono per centinaia di metri.
La gente scese per le strade gridando:
- Il terremoto, scappate.
Pochi attimi, un nulla nello scorrere eterno del tempo, un solo “tic” alla sveglia dell’anziana Maria, mezzo respiro del bambino che era appena nato.
- Non era un terremoto – disse il macellaio con ancora tra le mani il coltellaccio che stava usando per sfasciare la carcassa di una vacca.
- E’ quello stupido dell’anonimo – ribattè il fornaio mentre si aggiustava il berretto bianco.
Tutti rientrarono ridendo e dandosi pacche sulle spalle.
- Ci dobbiamo abituare, la mamma dei cretini è sempre incinta.
- Arrrrrrrrrrrhhhhhhhhggggggggg- Gridò un ebete, guardando verso la sua finestra per prendersi gioco di lui.
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categoria: pensieri, frammenti, dediche