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giovedì, 13 dicembre 2007

Una stella

Ho provato a scrivere il racconto più bello e mi sono accorto che mi mancano le parole.
Ho scritto e cancellato decine di volte prima di arrendermi all’evidenza: “per il più grande amore, non è possibile scrivere altro che questo”.
Come se tutto fosse già scritto, come se tutto fosse già conosciuto, come se ogni azione e ogni parola, divenisse liquida come neve che si scioglie alle prime luci dell’alba, come vento che si smorza nelle vele e le spinge verso l’approdo ultimo, la spiaggia dove volere naufragare ad aspettare che il tempo esali l’ultimo respiro, per arrendersi all’evidenza di un amore che svilisce le attese umane e le fa approdare sui lidi pronti ad accogliere le miserie per trasfigurarle in gioia eterna.
Si, non so scrivere di Te.
So che mi basta seguirti
Arrendermi
Attendere un vagito.
Guardare l’infinito che si condensa in un bambino e, ogni volta, meravigliarmi dell’immenso che trascende se stesso. Immaginare che si lanci a capofitto nell’insignificante grembo di una donna, per abitare il mondo.
E sogno che
Bastò seguire quella stella
 affinché l’eterno condensasse
 la sua essenza in un gemito
 e l’uomo divenisse
 infinito.
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categoria: pensieri, vita, chiesa, dio
martedì, 13 novembre 2007

on the road

L’istante catturò i pensieri e una luce rossa accese una pausa al cammino consueto.
 
STOP!
 
Avevamo navigato fiumi di asfalto, visto scorrere migliaia di case e ognuna di esse custodiva storie, migliaia di storie.
In quel mare tranquillo dipinto di fuoco dal tramonto del sole, c’erano uomini e vite, mani operose e massaie in attesa, cuori spezzati e danze gioiose.
Fili d’erba in squisite tonalità di verde, si curvavano allo sbadiglio del giorno che andava a dormire. Una lepre correva veloce verso il rifugio e la volpe, che rubava il colore del manto al vespro rossiccio, cercava altre prede.
Una fitta pioggerellina aveva steso uno strato di gocce dall’odore di terra e la strada specchiava ritorni.
Lontano altri mondi.
Sangue e cremisi fluidi, occhi spenti da spari e rumori di guerra. Altre storie, altre vite, altri fiumi di asfalto cocente.
Esistenze spazzate dal vento ricco dell’ovest, meste speranze ricolme di strazio, croci piantate a memoria del nulla.
E Tu osservi in silenzio.
Silenzio che occulta il rispetto per l’uomo, silenzio che è croce per noi e per Te, silenzio che invoca la pace.
 
GO!
 
I pensieri ritornano a noi.
Gli occhi fissati davanti dove il tempo scandisce percorsi e macera idee per ciò che verrà.
I suoni alle spalle, il verde che invoca partenze. L’intervallo scaduto ci dona altra strada, altro oblio, altra incorreggibile arroganza e portafogli pieni di gioia.
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categoria: pensieri, dio , frammenti
mercoledì, 07 novembre 2007

Per chi sa ascoltare

Davanti solo buio.
“Ci vorrebbe la durezza del diamante per tagliarne l’impenetrabile sostanza”.
Ho strappato l’anima a brandelli, sottilissime lame hanno saggiato il rigore dell’esistere, aghi hanno tessuto nella carne fitte trame che resistono alle lacere bende dell’umano.
Vento di maestrale ha traversato, da confine a confine, le lande sconfinate della ragione, ha dilapidato le illusioni e abusato del mio quieto piegarmi come canna in riva al fiume, sperando che fossero carezze, attendendo paziente che placasse la sua ira e divenisse caldo scirocco, fino a sciogliere la neve della negazione. Ho sperato che l’assenza divenisse inganno e mutasse in presenze vive, mani che si possono toccare, voci che si odono davvero, clemenza e pietà che si scorgono guardandosi negli occhi, cuore che insegna a se stesso.
Silenzio.
L’orologio si è fermato.
Il sole attende di rimbalzare all’orizzonte, linea che taglia cielo e terra, reminescenza di antiche alleanze, arcobaleni ormai dimenticati, caduti nella trappola dell’oblio organizzato.
L’orologio si è fermato.
Davanti al buio il tempo è presagio di morte e sofferente attesa,  davanti al buio… l’orologio si è fermato. 
Fermati. 
Attendi. 
Ascolta il colore della Sua voce, anela al Suo giudizio, interseca l’iperbole della Sua esistenza con la parabola della tua vita.
Respira forte la luce che avanti a te si è immolata per due passi nel buio e Tre nell’Eternità.
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categoria: pensieri, dio , frammenti
sabato, 03 novembre 2007

E' Morto don Benzi

200 Case famiglia
Vere famiglie allargate dove singoli o coppie di sposi diventano temporaneamente o definitivamente padre e madre, fratello e sorella di persone con handicap, minori in difficoltà, ex-tossicodipendenti, etilisti, persone con problemi psichici...

Famiglie aperte
Disponibili ad accogliere non solo i propri figli naturali, ma anche quelli da rigenerare nell'amore.

6 Case di preghiera
Dove si vive in maniera particolare il rapporto con Dio nella preghiera e nella contemplazione.

7 Case di fraternità
Dove si sperimenta uno stile di vita comunitario e fraterno, aperti anche all'accoglienza di chi è nel bisogno.

15 Cooperative sociali
Gestiscono sia attività educative che imprese produttive integrate nelle quali vengono inserite persone svantaggiate. L'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e le cooperative da lei promosse, animate e sostenute, hanno dato vita e aderiscono al Consorzio "Condividere Papa Giovanni XXIII".

6 Centri diurni
Per sviluppare e valorizzare le capacità specifiche di persone con gravi handicap.

32 Comunità terapeutiche
Per il recupero dei tossicodipendenti attraverso percorsi differenziati e personalizzati.

"Capanna di Betlemme"
Dove si offre un'accoglienza a quei poveri che non hanno il coraggio di chiedere aiuto, andando a cercarli là dove essi sono.

Varie forme di condivisione
Con minori adolescenti e giovani in condizioni di disagio, persone con handicap, detenuti, zingari, tossicodipendenti, etilisti, persone senza fissa dimora, immigrati, anziani , malati di Aids, madri in difficoltà, donne costrette a prostituirsi .

Impegno nella scuola , nella Professione, nell'azione sociale e politica
Per promuovere nuovi modelli di Organizzazione economica e sociale, rimuovendo le cause che producono l'emarginazione.

Impegno per la pace
Attraverso la promozione e il sostegno all'Obiezione di Coscienza , varie iniziative di sensibilizzazione e l'Operazione Colomba una presenza non violenta nei fronti contrapposti delle zone di guerra per "gettare ponti e lenire le ferite".

Azione missionaria
Attraverso una presenza di condivisione con gli ultimi e la promozione di Progetti multisettoriali per l'Autosviluppo nei Paesi poveri .

Attività editoriale
Per lo Sviluppo di una cultura nuova attraverso la pubblicazione di vari strumenti divulgativi e del mensile SEMPRE.

"Suoni fuori le Mura"
Per promuovere, attraverso percorsi artistici culturali alternativi, progetti in musica che diano voce alle parti deboli della società.

Grazie don Benzi per aver speso il nostro otto per mille

Nel momento in cui chiuderò gli occhi a questa terra, la gente che sarà vicino dirà: è morto. In realtà è una bugia.
Sono morto per chi mi vede, per chi sta lì. Le mie mani saranno fredde, il mio occhio non potrà più vedere, ma in realtà la morte non esiste perché appena chiudo gli occhi a questa terra mi apro all'infinito di Dio.
Noi lo vedremo, come ci dice Paolo, faccia a faccia, così come Egli è (1Cor 13,12). E si attuerà quella parola che la Sapienza dice al capitolo 3: Dio ha creato l'uomo immortale, per l'immortalità, secondo la sua natura l'ha creato.
Dentro di noi, quindi, c'è già l'immortalità, per cui la morte non è altro che lo sbocciare per sempre della mia identità, del mio essere con Dio. La morte è il momento dell'abbraccio col Padre, atteso intensamente nel cuore di ogni uomo, nel cuore di ogni creatura.
(da Pane Quotidiano novembre-dicembre 2007)

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categoria: vita, chiesa, dio
mercoledì, 03 ottobre 2007

Il milluplo e l'eternità.

Oggi si è avvicinato allo sportello della mia auto un ragazzo nero. Uno di quelli come si vede nei film, il sorriso bianchissimo e la faccia simpatica degli schiavi come nella "capanna dello zio Tom".
All'inizio non avevo capito cosa mi chiedeva, era imbarazzato, timido, quasi si vergonava a guardarmi negli occhi.
Era ben vestito, non sembrava uno di quelli che, quotidianamente, invadono le strade di Napoli per accattonare, perchè non hanno voglia di lavorare.
- Io... vorrei qualcosa da mangiare.
- Non ho nulla da darti per mangiare.
Mi ha sorriso sconsolato.
- Vuoi comprarti un panino?
I suoi occhi si sono illuminati e hanno illuminato il mio esistere per lunghissimi minuti, finchè non ho trovato la prima persona a cui poterlo raccontare.
Ho preso cinque euro dal marsupio e, nascondendoli , glieli ho dati stringendogli contemporaneamente la mano.
Pareva non credere ai suoi occhi.
- Che il Signore ti benedica. - Continuava a ripetere.
L'ho visto allontanarsi mentre continuavo a guardarlo dallo specchietto retrovisore. Si è fatto il segno della Croce e, poi, lo ha ringraziato alzando le mani verso il cielo.
Mi sono commosso, ho pensato a quanti cinque euro ho sprecato negli ultimi giorni.
" E' giusto così". Ho pensato. "In fondo Lui ha promesso il centuplo e l'eternità".
Non ho nemmeno terminato di pensarlo quando è squillato il cellulare. Era un cliente che confermava un lavoro per cinquemila euro.
Mi era accaduto altre volte, ma questa è stata un "botta e risposta", un miracolo metropolitano immediato.

Ho deciso di modificare la frase e scriverò: "Il Milluplo quaggiù e l'eternità". Oggi ho avuto il milluplo, voglio lavorare per meritare anche l'eternità.

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categoria: dio , miracoli
lunedì, 01 ottobre 2007

Voglio Madonna in Chiesa

Non so se a quarantasei anni suonati ci si possa ancora permettere di commuoversi guardando un film o ascoltando storie dove la parola fine è messa su un cuscino di speranze non disilluse.
So, per certo, che se Gesù Cristo dovesse scegliere a chi rivelarsi oggi, sceglierebbe i giovani. La tonaca non avrebbe senso, i vestiti sarebbero quelli che piacciono a loro, jeans a vita bassa magari, magliette aderenti e un tatuaggio proprio lì, sul braccio.
Salirebbe su un palco e canterebbe canzoni rock accompagnato da cinque o sei scalmanati. Punterebbe l'indice verso il pubblico e li inviterebbe a ripetere, insieme a Lui, l'inciso della canzone: "Noi siamo il futuro, noi siamo la vita, vi abbiamo prestato il mondo, adesso, ridatecelo".

Cosa aspettiamo, dunque, a restituire il mondo ai giovani?
Non ci sarà un altro Golgoda, non ci saranno altre promesse. Ci sono speranze che non vanno disilluse: le speranze dei giovani, di coloro cui appartiene il futuro.

Cristo è il cuscino imbottito di speranze, la speranza fatta realtà e il canto fatto voce.
Invitiamolo in chiesa a cantare il canto dei giovani, loro il latino non lo comprendono (a dire il vero nemmeno io).

In Chiesa voglio i  Rem, gli Back Street Boys,  Britney Spear, Cher · Madonna,  Jennifer Lopez, Mariah Carey,  Bob Dylan, Anastacia ...

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categoria: pensieri, dio , sogni
sabato, 25 agosto 2007

Gli altri

La noia uccide l’umanità, fiacca l’interesse per l’infinito e per l’esistere, sfinisce la consapevolezza e la comprensione della solidarietà e del senso “dell’altro”.
Il diverso da noi, colui che quando prova il riscatto viene inabissato nell’oblio della memoria, diviene assassino e assassinato, preda e predatore, animale in gabbia, carne da macello e, nessun dio sarà mai capace di riscattarlo fino a quando l’umana comprensione non sarà pane quotidiano per tutti.
Tendimi la tua mano sporca
voglio sporcare le mie mani
Fammi toccare le tue braccia stanche
voglio stancarmi anch’io
Accoglimi nella tua martoriata terra
voglio abitare nel tuo cuore
Dammi la tua sapiente ignoranza
desidero conoscerti di meno e amarti di più
Donami il tuo sguardo vuoto
voglio anche io uno sguardo puro
Concedimi il tuo raro sorriso
voglio imparare ad avere un cuore meno duro

Solcami l’anima con l’aratro della sofferenza
Fa sanguinare il mio cuore
Pugnala la mia indifferenza
Rendimi ripugnante agli occhi degli uomini
Crocifiggi tutte le mie attese
Lapida la mia arroganza
Fiacca la mia volontà
affinché anche per me
il Golgota sia promessa di eterna fratellanza.
 
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categoria: pensieri, poesie, dio
venerdì, 20 luglio 2007

Noi, perfetti dalla perfezione

Tale è l’umana natura, descrive il bello dell’amore e rende ogni cosa che è brutta ai suoi occhi come priva d’amore. L’umano si confonde con l’esistente, crede di esistere per la sola idea di essere vivo. Svuota il significato del dolore proprio come quello dell’amore, vince la visione dell’infinito con l’arma del definito, resta spaventato davanti all’incommensurabile e gli nega l’esistenza, misura i suoi miserevoli passi e li compara con il cammino dell’eterno.
Tale è l’umana natura, incredibilmente bella e incautamente carnale, priva dell’orgoglio che la eleva al cielo e piena del suo cintato vivere fino, e non oltre, alla morte.
Invece lui affonda le sue mani nel cuore e tocca “l’oltre” di ogni esistenza, sfiora i limiti di ogni uomo e li dilata fino a che l’incredulità si fa presente, fino a che lo stupore diviene più grande della meraviglia. Fino a che la confusione perde la sua forma consueta e muta in uno Zibaldone di pensieri.
Lui inabissa le sue mani nel profondo buio delle anime, fa sobbalzare le certezze ed erige indescrivibili scenografie per i sogni più nascosti, eclissa amore e perdono che appaiono di sola umana natura.
Ferita eterna
che trasfigura in eterno
il male in lampi d'amore
Una luce, un solo istante, un istante che non s’assoggetta al tempo, un lampo. L’attimo in cui l’eterna ferita trasfigura il male in amore, il cielo in preghiera, il vento in poesia, il verbo in disponibile prosa e sana la piaga che l’uomo ha inflitto alla sua perfettibile perfezione.
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categoria: pensieri, dio , prosa