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giovedì, 03 luglio 2008

Racconto breve

Spesso le storie si compongono, come per magia, nella mente del lettore.


T'amai (titolo)

Ti guardo immobile, una riga rossa dal labbro al pavimento.
Te lo avevo detto di chiudere la porta.

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categoria: giochi, frammenti, sperimentazione
sabato, 10 novembre 2007

Occhi indiscreti

Non ricordava più da quanto tempo era fermo il quel posto. L’andirivieni continuo di persone che si fermavano davanti a lui, ormai, lo aveva stancato.
A volte vedeva le stesse facce per anni, altre, e non comprendeva per quale ragione, cambiavano in continuazione.
Chiuso nel suo stanco mondo, prigioniero della sua essenza, padrone di tutto ciò che comprendeva lo spazio dentro di se. Demone del suo esistere, signore dell’ignoto, fredda condivisione, implacabile desiderio di appartenenza. Non aveva cielo né sole, né stelle né laghi, se non appartenessero al luogo dove viveva. Eppure sapeva vedere oltre lo sguardo di chi incontrava, percepiva assenze che erano tali solo agli occhi di chi si fermava davanti a lui, non aveva cuore né braccia, era in quel luogo e insieme il luogo stesso.
In lui abitavano fantasmi e diavoli, angeli e paradisiache convinzioni, mostri e gentili creature. Tante ne vide passare davanti a lui e altrettante morire o piangere, sorridere o gridare, martoriarsi il corpo e l’anima.
Fu fedele compagno di amplessi notturni, di luci soffuse e sgargianti colori, disegni di storie incompiute, rimpianti e decise conquiste.
Albergò in stanze segrete, in cessi lussuosi, in povere baracche e sgualdrine di stazione. Non ebbe mai occhi eppure vide miserie umane e mani sporche di ipocrita esistenza, sangue e lacrime di delitti e miserabili ingiustizie. Tutto gli appartenne contro la sua volontà.
Se avesse potuto raccontare, se avesse potuto parlare, se avesse potuto essere ciò che lo conteneva e che allo stesso tempo conteneva, sarebbe stato realtà e al tempo stesso se stesso, un infinito se stesso.
Invece era lì, immobile, freddo, bloccato alla terra come un albero secco.
Uno specchio, un semplice specchio.
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categoria: giochi, frammenti
giovedì, 04 ottobre 2007

Parole nelle parole

Oggi avevo voglia di giocare e mi sono messo a cercare le parole nascoste nelle parole mentre scrivevo. Se ne vedete altre avvisatemi. :)

Vago per il mondo confinando il senso della pazzia negli angoli remoti della co()scienza degli uomini. Vivo in dimensioni che nessuno ha mai ipotizzato, inesi()stenti, sconosciute come i fiori ai bambini ap()pena nati.
Così considero l’uomo: un neonato nell’esistenza ster()minata del tempo, appena venuto al mondo, lattante.
Gli insegno come vivere e come patire, cosa ascoltare e cosa credere.
Sono colui che abita profondità abissali e altitudini immisur()abili.
Esisto da sempre, sono stata c()reato insieme all’umanità, sono la follia normalizzata, il pianto dimenticato. Sfido la me()moria e conquisto l’indifferenza, combatto la beatitudine e la trasfiguro in inquietudine, mi ap()proprio dei problemi e li trasformo in ansia, quell’ansia che mi aiuta nella missione.
Vi state chiedendo chi io sia e quale è la mia missione?
Non sarò di certo io a dirvelo. Sono perfida e insinuante, ipocrita e dissimulatrice, falsa e ingannat(t)rice.
Lavoro in voi e per voi. Sto dentro la vostra es()senza, liquefatta negli anfratti della vostra anima, inizio e fine di ogni disperazione, capitol()azione di ogni vostra speranza di redenzione.
Mi nutrite con generosità estrema lasciandomi cibare della vostra ipocrita bontà, bevo la vostra negligenza e gusto il nettare che sgorga dalla neg()azione di voi all’umanità.
Mi impegno a farvi dimenticare il senso della ver()gogna e del turba()mento, per attuare in me il piano del mio amico fedele: “il male”. Così, mentre vi battete contro di lui, io faccio di tutto per farvelo dimenticare. Perché, fin quanto crederete che non esiste, potrò fare di voi ciò che voglio.
Così avete potuto credere che non fosse un male uccidere vostro fratello e avete continuato a farlo; avere schiavi e avete schiavizzato intere generazioni; uccidere interi po()poli e avete attuato i più assurdi genocidi. Avete potuto pro()mettere e non man()tenere, inveire contro il cielo senza sentirvi in colpa, ar()rendervi di fronte alle in()certezze e non avere ver()gogna di nascondervi.
Adesso, signori, lav()oro per ben più alti pro()getti.
I delitti contro l’ambiente sono stati un giochino da bambini, Auschwitz una passeggiata rilassante, l’aborto e l’eutanasia un trastullo per la noia che mi as()saliva.
Questo è niente, adesso voglio il massimo da voi: chimere, maiali tras()formati in uomo, atomiche in ogni dove, eugenetica, manipolazioni genetiche e… allucinogeni che vi facciano dimenticare, dimenticare, dimenticare…
Si, signori e signore, ladies and gentlemen, sono la dimenticanza, il peggiore dei vostri difetti, la più subdola im()perfezione umana.  Tra poco dimenticherete che mi sono palesata e ritornerete a dimenticare.  

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categoria: pensieri, giochi, frammenti