venerdì, 23 novembre 2007
parole parole parole

Camminavo per le strade della vita e mi accorsi che non erano asfaltate. Nel cammino incontrai strane cose e strana gente.
Vidi una carta appallottolata la sollevai ed essa cominciò a parlare. Dopo un po’ mi disse: “non so se mi spiego”.
Avanzai i passi, erano troppi e a mezzogiorno avanzai anche la minestra che scambiai per finestra e da essa mi affacciai.
Vidi un enorme pezzo di burro e ci caddi dentro; era un burrone.
Precipitando percepii l’assenza di gravità e infatti non era per niente grave, stavo sognando.
“Bisogna spingere il bottone per aprire”. Mi disse un uomo. Passai la giornata con il dito sulla giacca.
Quando riuscii ad entrare mi accorsi che l’ambito premio era solo un ambito, il luogo dove mi trovavo.
“Non dimentichi l’apostrofo”. Per non dimenticarlo apostrofai tutti quelli che mi capitavano a tiro.

“Ancora, ancora!”. Sentii gridare e non feci in tempo a spostarmi quando mi cadde in testa, era un l’ancora di una nave.
“Accetta questo dono”. Mi disse una mamma porgendomi un pacco e un enorme ascia.
“Ok, andiamo a pesca, ho fame”. Pensai quando mi accorsi che era ora di cena. Fu così che azzannai un grosso frutto maturo e gustoso.
Per il tempo che rimase restai in balia di una balia, mentre cadendo dalla nave restai in balia delle onde.
Ci avvicinammo alla costa sassone e, siccome avevamo perso l’ancora, ci ancorammo ad un sassone.
Esca mi disse l’esca.
Tornai a casa mesto mentre indicavo l’indice nella prima pagina con l’indice.
Finalmente i venti si erano calmati ed adesso si erano ridotti a dieci.
Tutto questo grazie a te con una fetta di limone.





















