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mercoledì, 17 dicembre 2008

Passeggiando

Ho visto fumo salire al cielo
nero e denso
mi ha colpito il senso dell’immenso
e Dio si è nascosto in un angolo del mio cuore.
Via del cimitero è in discesa e piove.
A Napoli l’acqua sembra di ferro
scava come un martello pneumatico
ferisce l’asfalto come una ruspa arrabbiata
sgretola le pietre come il vento del deserto
s’incunea sotto la pelle e ti arrende
Il freddo fa tremare
per paura
Per deficienza
per una speranza che viene cancellata.
Solo il fumo nero e denso resiste
e t’accorgi che Capodichino sta in alto
via del cimitero è in salita.
Solo chi sta giù si dibatte
nell’acqua di ferro di Gianturco.
Dio si è nascosto e intanto continua a piovere.
Napoli affoga
c’è lo sciopero dei vigili del fuoco.
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categoria: poesie, napoli
martedì, 26 agosto 2008

Questa estate.

Quest’estate sembra non finire mai, scalda, con il suo sole cocente, le speranze, come succulenta minestra sul fuoco, ne sparge il profumo.

La vita si strofina addosso, come gatta in calore, ha bisogno di carezze. Fa cadere la polvere dei ricordi e la spazza via, con i cenci della memoria.

Il cuore sussulta, l'anima fa salti mortali.

Ho visto un fiore, raro, profumato, singolare esistenza nel prato vinto dalle margherite. Avrei dovuto raccoglierlo, strapparlo alla solitudine e alla prigionia del fato. Gli ho sorriso ed il sole m’ha fatto l’occhiolino.

<<Non posso portarti con me, le tue radici affondano dove i miei sogni non possiedono passi>>.

Calpestai altri fiori. Rinasceranno. Tu continuerai ad attirare api e a spargere nell’aria nettare prezioso.

Questa estate sembra non finire mai, scalda le speranze e brucia i desideri.

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categoria: riflessioni, vita, frammenti, dediche, napoli
domenica, 06 luglio 2008

Il Giornalaio

Il numero civico, il dodici, non esisteva. Rifeci il vicolo diverse volte per cercare di seguire la numerazione che sembrava messa a casaccio. Poi un segnale di vita, dietro ad un portone udii delle voci e, prendendo il coraggio a due mani, bussai per chiedere informazioni.

-Cerco Pinuccio Fortunato, il cantante. - chiesi scavando nella gola per trovare un po’ di voce.

-E lei chi siete? - chiese a sua volta il signore calvo e magrissimo che avevo interrogato.

-Sono un giornalista, devo fargli un’intervista per il “Napoli word”.

-E che è nu’ giornale?

-Si, è uno dei più diffusi in città, lei non lo ha mai letto?

-Non so leggere bene, guardo le figure. Qualche volta accatto il giornale rosa, quello che parla do’ napule.

-Si, si… certo. Non sa dirmi di Pinuccio?

-Sta di casa in fondo alla strada. Vedete quella porta verde? Bussate, qualcuno prima o poi verrà ad aprirvi.

-Quella porta laggiù? E’ sicuro? A me sembra l’ingresso per la casa diroccata che sta dietro.

-Andate, andate. Là ci abita Pinuccio o’ cantante. Mo scusate, vado di pressa, devo andare a faticare. Mica sono come i giornalai che guadagnano un sacco di milioni al giorno.

-Volesse il cielo. Comunque sono un giornalista, non un giornalaio.

-E che differenza fa? Sempre di giornali si tratta. Ma poi, scusate, avete qualcosa contro i giornalai? No, perché mio cugino sta nello stesso settore vostro, ha un’edicola a via Toledo. Lo conoscete?

-Non ho niente contro i giornalai e non conosco vostro cugino. Non posso mica conoscere tutte le edicole di Napoli?

-Vabbè, io vi saluto. Se incontrate mio cugino nel vostro giornale, me lo salutate.

“Si, certo” - pensai - “al massimo nel mio giornale, tuo cugino ci può stare nella cronaca nera, tra i morti ammazzati”.

Lo salutai con un cenno della mano e lui sfrecciò via veloce su una vespa cinquanta bianca e semidistrutta.

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categoria: frammenti, napoli, estratto