Nephthys
Occhi.
Tra fili leggeri, schiusi nel velo di ragno, tremante,
segreto di tronchi marci.
Foresta di sterpi divorati dal silenzio e pietre di fiume,
ossa bianche, impudiche, cullate da guizzi d'argento.
Non ti ha sentito arrivare.
Brivido di foglie e sussurro di giunchi oltre il recinto dell'orto,
l'immota palude è a un tiro di fiato, sepolcro di spettri
perduti
sognati
racchiusi in spirali di buio e gorghi di acque segrete
smarrite nel ventre di Gea.
(Pina Varriale)
Oh, fossi fatto del santo legno della croce di nostro Signore!, forse allora sarei un uomo, agli occhi di Dio!
Scomponetemi, distruggetemi, staccatemi braccia e gambe.
Gettatemi in un camino e bruciate le mie inutili membra.
E che il mio cuore di legno si faccia polvere e voli via con il vento.
(Lorenzo Nicotra)
Questi sono l'incipit e un estratto da due racconti contenuti in Nephthys.
E' una lettura che va oltre. Oltre la volontà di far colpo sul lettore, oltre il bisogno di comunicare il luogo comune, oltre la percezione della singola parola.
Se mi chiedessero di dare la "certificazione di conformità" a questo libro, la negherei. Non conforme alla norma, inusuale, non rientra nei canoni del libro commerciale. E' per pochi lettori, quelli che pretendono dalla lettura una visuale diversa che sia capace di trasportarli in un mondo "parallelo", un mondo costruito da parole e anima, poesia e sentimenti.
Se dovessi sintetizzare il mio stato d'animo dopo questa lettura lo definirei "estatico".






















