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mercoledì, 17 ottobre 2007

Nephthys

Occhi.

Tra fili leggeri, schiusi nel velo di ragno, tremante,
segreto di tronchi marci.
Foresta di sterpi divorati dal silenzio e pietre di fiume,
ossa bianche, impudiche, cullate da guizzi d'argento.
Non ti ha sentito arrivare.
Brivido di foglie e sussurro di giunchi oltre il recinto dell'orto,
l'immota palude è a un tiro di fiato, sepolcro di spettri
perduti
sognati
racchiusi in spirali di buio e gorghi di acque segrete
smarrite nel ventre di Gea.

(Pina Varriale)

Oh, fossi fatto del santo legno della croce di nostro Signore!, forse allora sarei un uomo, agli occhi di Dio!
Scomponetemi, distruggetemi, staccatemi braccia e gambe.
Gettatemi in un camino e bruciate le mie inutili membra.
E che il mio cuore di legno si faccia polvere e voli via con il vento.

(Lorenzo Nicotra)

Questi sono l'incipit e un estratto da due racconti contenuti in Nephthys.
E' una lettura che va oltre. Oltre la volontà di far colpo sul lettore, oltre il bisogno di comunicare il luogo comune, oltre la percezione della singola parola.
Se mi chiedessero di dare la "certificazione di conformità" a questo libro, la negherei. Non conforme alla norma, inusuale, non rientra nei canoni del libro commerciale. E' per pochi lettori, quelli che pretendono dalla lettura una visuale diversa che sia capace di trasportarli in un mondo "parallelo", un mondo costruito da parole e anima, poesia e sentimenti.
Se dovessi sintetizzare il mio stato d'animo dopo questa lettura lo definirei "estatico".

 

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categoria: recensioni, nemesys
sabato, 06 ottobre 2007

La classe non è acqua.

Volevo celebrare l'autrice del racconto che segue pubblicando la sua biografia zeppa di libri pubblicati e riconoscimenti ricevuti, poi ho deciso che era meglio non dare al lettore elementi di pregiudizio che avrebbero alterato la percezione del significato, profondo e criptato, dell'insieme delle parole messe sulla carta con rara maestria.

L'ALTROVE

Di Pina Varriale

Cielo grigio e nuvole basse, dense. Un sudario spiegato sui tetti.
Definitivo. Come la sua voglia di partire.
La strada deserta si perse quasi subito in una campagna brulla.
Scheletri d’alberi sul ciglio, silenziose sentinelle.
Non aveva portato con sé che l’Anima. Greve di incalcolabili ricordi, di lacrime trattenute, di segreto dolore.
I suoi passi avevano il suono ovattato dei sogni. Le suole sfioravano appena lo sterrato.
Una polvere fine s’inventò un mulinello d’improbabili spirali presto disperse da uno sbuffo di vento.
Fece schermo agli occhi con la mano incerta, stanca di nascondere sguardi vuoti, insonni testimoni di domani senza memorie.
“Eccola!”
La casa, quell’angolo di muro ferito da una ragnatela di crepe, violato dall’orbita livida di una finestra le apparve, ad un tratto, dove cominciava la distesa d’erba. Tappeto di verdi intriganti sfumati di giallo e di lilla.
Il sussurro delle donne, in terrazza, si interruppe. Occhi di liquida giada fecero scorta al suo inerpicarsi, esitante, per le scale.
Gradini di legno marcio, divorati dalla salsedine di un mare racchiuso nel sepolcro di un tempo mai nato.
Il martellare del cuore non fece più rumore del bisbiglio delle donne, sorprese dal suo arrivo..
Ospite inattesa. Imprevedibile come il suo sorriso, filo d’inesplicabile sgomento occultato dall’impeccabile smalto d’ipocrite allegrie.
-Resta!
La voce potente esplosa nel buio del cuore le fece dubitare dei giorni di pioggia, delle stanze vuote,dell’anima tradita fin troppe volte.
Fu solo un attimo.
Si affacciò alla balaustra di legno marcito, incurante dell’oscillare della scala.
Non devo
Non posso
Non voglio
Che sperimentare
L’ inappellabile silenzio del Nulla
Alzò lo sguardo alla stretta spirale di gradini che si perdeva tra sfilacci di nubi, serrate porte dell’Altrove.
Allargò le braccia, inusitate ali rubate al dolore di essere ovunque una straniera.
Il mare, di sotto, non era che cielo capovolto.
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categoria: frammenti, nemesys
sabato, 06 ottobre 2007

Grazie

Sulla strada che percorriamo ogni giorno per andare incontro al nostro fine, qualunque esso sia,  incontriamo anime e persone, viviamo eventi che resteranno per sempre nel nostro essere, impossibili da cancellare.
L'eternità si innesta nella storia personale di ogni uomo, invisibilmente, nascondendosi dietro le mura della ordinaria percezione, dove pochi riescono a scorgere la scintilla divina del destino. Quando ti accorgi che stai partecipando ad un evento unico, ad un incontro di istinti impossibile da concepire, allora stai vivendo un miracolo e non puoi altro che dire:

Grazie.

(Un mio racconto pubblicato su NEMESYS)
Clikka se vuoi leggerlo

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categoria: nemesys