E' sera.
Avrei guardato le stelle, e mi sarei divertito a contarle, a calcolare il battito della loro luce, a scrutarne la frequenza, a immaginare i mondi che orbitano attorno a ognuna di esse.
Invece sto seduto, e osservo il buio.
Il cielo disegna ombre scure, trame imperscrutabili, logaritmi senza soluzione, giochi di una logica disarmante tanto è semplice unire punti inesistenti, i luoghi dove l’immaginazione e il reale si uniscono per plasmare l’impossibile.
Dà vita all’Infinito il mio sguardo, perso nella forma della ragione. E lo vedo cavalcare la fantasia, lucciole che danzano al battito dell’universo, oscurità che è possibile scavare come terra molle, fino ad arrivare in fondo, dove la ragione si ribella e scappa via, gatto impaurito da un rumore improvviso, e si nasconde dietro l’angolo del tempo che si ferma ad aspettare pensieri saettanti, topi in fila a cercare vie di fuga.
Mi arrendo.
Sulle spalle sento il peso del reale.
Ritorno ad essere ciò che sono e il cuore si arrende.
Vorrei fuggire per tuffarmi dove gli uomini non possono “volere”, dove nessuno ha l’arma del ricatto e la povertà è solo un concetto che si stempera nella gioia di appartenere all’Infinito.
categoria: pensieri, visioni, frammenti, prosa














Dormiva, era morta, svenuta?
Clonata proteina che colora i fiori







