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giovedì, 25 dicembre 2008

E' sera.

Avrei guardato le stelle, e mi sarei divertito a contarle, a calcolare il battito della loro luce, a scrutarne la frequenza, a immaginare i mondi che orbitano attorno a ognuna di esse.

Invece sto seduto, e osservo il buio.

Il cielo disegna ombre scure, trame imperscrutabili, logaritmi senza soluzione, giochi di una logica disarmante tanto è semplice unire punti inesistenti, i luoghi dove l’immaginazione e il reale si uniscono per plasmare l’impossibile.

Dà vita all’Infinito il mio sguardo, perso nella forma della ragione. E lo vedo cavalcare la fantasia, lucciole che danzano al battito dell’universo, oscurità che è possibile scavare come terra molle, fino ad arrivare in fondo, dove la ragione si ribella e scappa via, gatto impaurito da un rumore improvviso, e si nasconde dietro l’angolo del tempo che si ferma ad aspettare pensieri saettanti, topi in fila a cercare vie di fuga.

Mi arrendo.

Sulle spalle sento il peso del reale.

Ritorno ad essere ciò che sono e il cuore si arrende.

Vorrei fuggire per tuffarmi dove gli uomini non possono “volere”, dove nessuno ha l’arma del ricatto e la povertà è solo un concetto che si stempera nella gioia di appartenere all’Infinito.

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categoria: pensieri, visioni, frammenti, prosa
sabato, 20 dicembre 2008

L'albero di Natale

In piazza S. Pietro quest’anno ci sarà un albero che ha vissuto 120 anni prima di essere tagliato e trasportato a Roma.

Questo è il venticinquesimo anno che si rinnova questa tradizione.

L’albero di natale non fa parte della tradizione cristiana, non appartiene alla religiosità e come tale e resta un simbolo, se non pagano, strettamente laico.

Dopo le feste natalizie, il legno dell’albero sarà usato per costruire giocattoli per i bambini bisognosi e panchine per le scuole. Magra consolazione, io voto per il presepe.

 

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categoria: pensieri, proteste
venerdì, 19 dicembre 2008

L'amico

E’ caduto un pezzo di cielo.

Ho camminato alla ricerca del dono, il mio. E sto ancora cercando, procedendo a tentoni, a volte con la sicurezza di incontrare l’altra parte dell’infinito, quella da cui ci siamo separati per cadere sulla terra.

Tra poco è Natale, sarebbe un giorno come gli altri, un altro passo compiuto verso il termine, un altro centimetro verso di Lui.

Mi sono smarrito, l’ho dimenticato, qualcuno mi ha detto che da soli non si arriva, che ci si ferma a scavare nel ventre della terra, sicuri che non c’è niente da trovare.

Piccole tracce, sottilissimi filamenti che si spezzano troppo facilmente,  persone che puntano il dito verso l’Infinito indicandoti il traguardo possibile, gocce di ghiaccio che sublimano nell’inferno di questa esistenza, che amaramente va alla deriva e non ti lascia scorgere il bello della sofferenza, e anneghi in essa, e non speri, e non sai guardare oltre l’angoscia che ti rende cieco.

Poi apri gli occhi e vedi un sorriso.

-Io ci sono, ti voglio bene.

Gli amici… tra non molto ne nascerà un altro.

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categoria: pensieri, dediche, natale
lunedì, 15 dicembre 2008

A natale si può...

 

Se per caso ti capitasse di passare dalle mie parti, e ti trovassi davanti ad un portone chiuso, sappi che quella è casa mia.

Ho chiuso a chiave, non aprirò mai più.

Non voglio uomini dove abito, non voglio donne né bambini, né santi né peccatori.

Se per caso ti capitasse di passare dalle mie parti, sappi che quella nuvola che vedi nel cielo, è la nebbia che ha oscurato la mia anima, che non è più trasparente… sappi anche che la colpa è tua, della tua indifferenza, del disinteresse con cui l’hai trattata, della sciatteria, la tua, nei confronti dell’esistenza.

A Natale puoi fare quello che non puoi fare mai. Uccidimi dunque, strappami il cuore, continua a rimestare nelle torbide acque del tuo egoismo, mangia con ingordigia un profumato panettone e squartami il petto come fai con quelli che vomitano l’aria della fame.

Se per caso ti capitasse di passare dalle mie parti, e ti trovassi davanti ad un portone chiuso, accertati di essere armato fino ai denti prima di bussare.



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categoria: pensieri, frammenti, natale
martedì, 09 dicembre 2008

Domani

Domani non sarà diverso da oggi. Il tempo scorrerà uguale, i minuti si rincorreranno con lo stesso ritmo, il sole sorgerà e tramonterà, ci saranno la luna e le stelle, forse la pioggia, ma non sarà diverso.
Il cielo sarà uno soffio di azzurro sospeso nell’immenso, con gli aerei a sfregiarlo e gli uccelli ad accarezzare l’idea dell’infinito, un volo che non termina nemmeno quando il sole tramonta dietro l’arco dell’orizzonte, dove il limite si perde e sembra precipitare in un baratro senza fine.
Ci saranno sorrisi e pianti, uomini e donne in affanno o a sgualcirsi l’anima dentro fumosi cabaret, a offrire sguardi a baratto, carezze e tormenti a chi è incapace di essere amato.
Non sarà diverso amare ed odiare, disperare o confidare in un altro giorno, gridare o tramutare l’angoscia in speranza.
Nasceranno bambini, moriranno persone e idee, si ricreeranno utopie e nuovi concetti, ma non saremo capaci di cancellare i pregiudizi, oggi come ieri. E domani non sarà diverso.
Come sempre aprirò la porta e camminerò per il mondo: è strano chiamare mondo questa piccola città, eppure lo è. Come è strano pensarmi parte dell’umanità. Io, una microscopica consistenza, tre etti di cuore e poco più di un chilo di cervello, tre grammi di anima…
Tre grammi di anima che sperano nell’Infinito.
Domani non sarà diverso da oggi, domani sarà uguale perché avrò la stessa speranza.

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categoria: pensieri, vita, frammenti, prosa
sabato, 29 novembre 2008

Febbricitando*

Salendo,

di felicità si muore, o si vive a stento. Eppure si sale, s’ambisce la vetta, si suda, si bestemmia, si trema e si teme.

Fossi un altro direi cose diverse, ma sono io. Non sto salendo, mi sono parcheggiato in uno spigolo di tempo, di attese gelate e prospettive falsate, angoli che non rendono la visione dell’essere, esistenza che si scivola addosso, sfregando  contro se stessa… e si fa male nell’attesa.

Riprendo il cammino a tratti, stando fermo, mi muovo con la mente e tiro per il braccio il corpo che attende, pesante come un macigno di duro piperno. Mi volto e mi osservo ad osservarmi, meravigliandomi della voglia di continuare a salire. Rispondo a domande che nessuno mi ha posto, rispondo a me stesso che indago il futuro.

Il futuro è adesso: tic

Il futuro è adesso: tac

Il futuro è adesso: tic

Il futuro è adesso: tac

Il futuro è l’istante prossimo e, mentre lo immagini, è già trascorso. Il futuro è passato, il presente un attimo che diviene futuro se lo pensi, e passato al batter di una ciglia.

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categoria: pensieri, riflessioni, frammenti, sperimentazione
mercoledì, 19 novembre 2008

Per te, amore mio.

Non so trafficar coi soldi, ne’ coi sentimenti.

Forse un destino, un fato avverso, oppure l’ingerenza della Chiesa, che quella, in qualche modo, c’entra sempre.

Ci hanno provato sai? A farmi cambiare, a spazzolarmi il cuore per ripulirlo della fiducia che nutro verso il prossimo.

Vani tentativi… tentativi vani, m’avrebbe corretto un’amica.

Eppure continuo a sentirmi Uomo, quindi più fragile, più incline all’errore, perché gli uomini sono perfettibili, ed io sono uomo.

Quelli che si travestono da buoni, nascondendo fattezze di bestie, s’aggrappano, ti spogliano, lacerano i sogni e ne fanno volare i frammenti, li spargono dove non è possibile riprenderli, seppur in parte.

Si sono aggrappati anche a me e non mi hanno trasformato.

Continuo a sbagliare, a non riconoscere l’inganno. Continuo a camminare verso la meta, e so che condividi questa scelta.

Riuscirò a ricoprirti d’oro, ma non sarà luccicante. L’oro di cui ti rivestirò sarà solo il prezioso dono che la vita mi ha fatto, ciò che Dio ha voluto per me: il non saper trafficare coi soldi ne’ coi sentimenti.

E sto ad attendere, forse c’è ricompensa.

Intanto

chiedo perdono

o scusa, se non c’è dolo.

Non so trafficar coi sentimenti… non so se sia un’attenuante. Oppure dovrei imparare a discernere l’amore dall’amore.

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domenica, 16 novembre 2008

Spazi vitali

Non riesco a capire come si possa essere tanto ciechi e sordi.
Mettendo da parte il caso di Eluana, del suo prossimo assassinio, non riesco a capire come si possa non comprendere che questa sentenza di morte è un "paradosso apocalittico", come lo ha definito il Gentile, filosofo del diritto nell'Antica Università di Padova.

"Il diritto serve a richiamare la re­sponsabilità personale di fronte a un evento. In questo caso si è sovvertito tutto e per la prima vol­ta una legge servirà per togliere responsabilità a un padre che de­cide di dare la morte alla figlia. La quale oltretutto non è in stato di coscienza e quindi non è in gra­do di affermare cosa pensa vera­mente. Per me è un paradosso che scuote le fondamenta giuri­diche della nostra comunità, qualcosa di apocalittico e non da minimizzare".

Come si fa a non comprendere che è in atto un regime che vuole "cancellare" dalla faccia del mondo le persone che ritiene inutili? Hitler, al confronto, giocava a fare la guerra.
Verrà il turno di chi non produce: i disoccupati, gli handicappati, gli zingari, i vecchi e provate a immaginare quanta altra gente. 

Forse siamo davvero troppi per le risorse del pianeta, ma perchè non tirare a sorte anzichè permettere a pochi di decidere per il resto dell'umanità?

Io sono pronto a lasciare il mio spazio ai diseredati.

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sabato, 15 novembre 2008

AnaulE

Dormiva, era morta, svenuta?

Non lo sapeva, era solo cosciente della mancanza di percezione.

Un giorno, benedetto o maledetto, non sta a me giudicare, il destino volle che Mary affrontasse la prova più infame che la vita potesse riservarle: perdere il contatto con la realtà, quella che aveva conosciuto fino a un istante prima. Quel “tipo” di realtà che ti fa piangere o ridere, eccitare guardando negli occhi l’innamorato, prendere tre in matematica o essere bocciati all’esame di guida.

Sto scrivendo senza occhiali, ci vedo poco e male. Il monitor lo devo tenere a non più di dieci centimetri dagli occhi, altrimenti scompare, non esiste, continua ad essere un oggetto presente solo nella mia mente.

Scusate la divagazione, era per farmi perdonare qualche errore di battitura. ;) (Perdonatemi anche l’uso dell’emoticon, ma non riuscivo a rendere diversamente l’idea).

Dicevo di Mary.

Lunghi anni ad aspettare una presa di coscienza, anni in cui l’unica speranza era riposta nell’attenta cura di infermieri e volontari.

All’inizio qualcuno provò anche a parlarle, ma lei viveva la sua realtà; il monitor era a più di dieci centimetri dai suoi occhi.

Lunghi anni ad aspettare che la cosciente mancanza di percezione, divenisse presenza e qualcuno si accorgesse di lei.

Aprì gli occhi un istante prima che sorella morte tagliasse il filo che la teneva ancorata alla realtà precedente: “Dio! Non riuscite a comprendere che siete voi che non avete percezione del mio essere?”.

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lunedì, 10 novembre 2008

E intanto...

Clonata proteina che colora i fiori

Ricerca olandese coordinata da italiana, arrivera' la rosa blu

(ANSA) - ROMA, 9 NOV - Un gruppo dell'universita' Vrije di Amsterdam, coordinato dall'italiana Francesca Quattrocchio, ha clonato la proteina che colora i fiori.Diventa cosi' possibile ottenere fiori geneticamente modificati in modo da avere i petali blu ed e' gia' scattata la corsa per brevettare la prima pianta di rose di questo colore. Francesca Quattrocchio ha lasciato l'Italia da circa 20 anni per lavorare in Olanda. La nostalgia del suo Paese c'e', 'ma - ha detto - so che non tornero' prima della pensione'.

 


E intanto...

  
Metteremo una bella rosa blu sulla loro tomba, se mai ne avranno una.

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categoria: pensieri, news, notizie