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sabato, 20 dicembre 2008

L'albero di Natale

In piazza S. Pietro quest’anno ci sarà un albero che ha vissuto 120 anni prima di essere tagliato e trasportato a Roma.

Questo è il venticinquesimo anno che si rinnova questa tradizione.

L’albero di natale non fa parte della tradizione cristiana, non appartiene alla religiosità e come tale e resta un simbolo, se non pagano, strettamente laico.

Dopo le feste natalizie, il legno dell’albero sarà usato per costruire giocattoli per i bambini bisognosi e panchine per le scuole. Magra consolazione, io voto per il presepe.

 

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domenica, 29 giugno 2008

I figli dei ROM

Sollecitato dal post di Pina Varriale, ho deciso di pubblicare questo video che avevo visto un po' di tempo fa.

E' ora di fare qualcosa, se qualcosa c'è ancora da fare.

 

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giovedì, 24 gennaio 2008

UN DRAPPO NERO AI BALCONI DI TUTTA NAPOLI

Articolo prelevato dal blog "Ferrosbattuto".

<< Lo scandalo "munnezza" con le immagini televisive andate in giro per tutto il mondo ha rivivificato nell'immaginario collettivo uno stigma della napoletanità al cui confronto quello dei tempi del colera fa solo sorridere. Fatto ancor più grave è che nessuno fino ad ora si è sentito in diritto di difendere fortemente dal ludibrio e dall'onta, la città di Napoli e la società civile napoletana, di modo tale da impedire che si facesse di "tutta un'erba un fascio" uniformando tout court i cittadini alla loro classe politica.

L'unica manifestazione con un tal tipo di intento è stata quella del 12 gennaio sotto il palazzo della Regione in Via S. Lucia che tuttavia, personalmente, ho ritenuto patetica, in quanto interpretabile come l'ennesimo tentativo dei partiti politici di strumentalizzare la società civile al sol fine di crearsi una passerella propagandistica. Ma quando mai si è visto che i partiti organizzano una manifestazione in pompa magna (truppe cammellate, pullman dalle periferie, bandiere e palco delle grandi occasioni) riservando il comizio ai soli cittadini? Non vi sembra più probabile che la presenza delle associazioni civiche era funzionalmente indispensabile alla riuscita mediatica della manifestazione per non correre il rischio di una scarsa affluenza compensata da qualche fischio e pernacchia, all'indirizzo di chi per 14 anni ha preferito, per comodo, rifugiarsi nel sonno della ragione al posto di denunciare il crimine che si stava perpetuando ai danni dei cittadini napoletani?

Personalmente ritengo che in questo momento la società civile napoletana non abbia bisogno dei partiti politici per esprimere il proprio dissenso. Ella possiede competenze ed eccellenze in svariati campi che le permettono di agire in piena autonomia. Ricordiamoci che i partiti non sono altro che dei contenitori, dei vasi sanguigni... e che noi siamo il sangue; se li svuotiamo della nostra presenza saranno costretti a prenderci in giusta considerazione. Con questo voglio dire che non dobbiamo cadere nel solito rapporto di sudditanza e di dipendenza ma che occorre instaurare un rapporto paritetico di reciproca convenienza in cui noi avremo bisogno di loro nella egual misura in cui loro avranno bisogno di noi.

La società civile napoletana esiste!!!

La nostra azione deve essere continua e non deve dare tregua ai nostri interlocutori. Il Comitato di Consulta "Chiaia per Napoli" li sta difatti aspettando al varco poiché le prime date che il Sindaco ci diede nell'incontro che fece seguito al famoso corteo del 10 novembre, stanno per scadere e di tutto ciò che ci promise non si è visto ancora nulla.

La società civile napoletana deve far sentire la sua voce!!!

Cogliamo allora oggi l'occasione dello scandalo "munnezza" e di tutte le nefandezze che da esso sono derivate per annunciare UN LUTTO CITTADINO (cfr. intervista mia e di Marasco sul Il Mattino di domenica 20 gennaio).


Partecipate tutti compatti all'iniziativa provocatoria "UN DRAPPO NERO AI BALCONI DI TUTTA LA CITTA'" per segnalare anche a chi ci guarda da molto lontano che la società civile napoletana non ci sta e porterà il lutto fino a quando Totonno e Rosetta non andranno via (preferibilmente con le manette).

Domani sera saranno pronti i primi 300 drappi neri che distribuirò con piacere a chi aderirà. Conto comunque sull'effetto cascata: i numeri come sempre saranno di importanza fondamentale per la riuscita della protesta e pertanto avvisate quanta più gente potete sia che affaccino su strade principali che secondarie, dicendo loro che, se non in ossesso di un drappo, andrà bene far sventolare qualsiasi cosa di colore nero, anche un sacchetto dell'immondizia aperto.

Grazie a tutti come sempre

Paolo Santanelli>>

Anche questo blog ha deciso di listarsi a lutto  perchè NAPOLETANO!

(Chi volesse prelevare il codice può andare sul blog  Ferrosbattuto).

 

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lunedì, 29 ottobre 2007

La sirena suicida

Si racconta ancora oggi, sull’antica origine di Napoli, che la sirena Partenope, affranta perché con il suo canto non era riuscita a far innamorare Ulisse, si uccise ed il suo corpo alla deriva si incagliò sugli scogli di Megaride, ove oggi sorge Castel dell’Ovo.
Seicento anni prima che Cristo apparisse sulla terra, Napoli era solo un piccolo scalo commerciale.
Qualche secolo dopo, i greci decisero di fondare una vera città e la chiamarono Neapolis, città nuova.
Per sua sfortuna o per fortuna, non era una città bellicosa ma, presto, dovette difendersi dagli attacchi dei vicini sanniti e dei romani. Questi ultimi la conquistarono una prima volta nel 326.
Da allora un susseguirsi continuo di invasioni e conquiste.
Fu dei Bizantini e poi dei Goti. Poi di nuovo dei Bizantini. Fu degli Sveva, Angioina e Aragonese, Spagnola, Borbonica e Francese.
Non fu mai dei barbari, unica isola di civiltà durante la loro invasione.
E oggi?
Oggi Napoli si lascia conquistare dai moderni barbari, che mangiano la loro città da dentro, come vermi che divorano un cadavere. Putridi piaghe da cui fuoriesce un fetore malsano e inquietante, mani che dilaniano carni già martoriate dalla storia, mostri nascosti tra i banchi di tribunali fasulli, seduti accanto ai sacerdoti del dio denaro, a far comunella con comandanti e giudici, avvocati del demonio e usurpatori del buon vivere.
Ci hanno invaso ancora una volta. Ci hanno conquistato e non ce ne accorgiamo. Chiusi nelle discoteche dello sballo, nei ristoranti di Mergellina, nel lusso degli antichi palazzi del centro storico, non vogliamo più combattere.
Ci siamo inchinati al conquistatore, gli abbiamo dato vite e sangue, pianto e grida. Lo serviamo come padre amorevole, un padre che ogni giorno mangia un po’ di se stesso.
Attendiamo, incuranti e pigri, il prossimo sparo, rumore che squarcia il silenzio, che uccide la carne e non sfiora le coscienze, che è il gioco perverso della tranquillità contro la civiltà.
Stendiamo un rosso tappeto. Il re sta arrivando. Giullari e buffoni, cortigiani e donzelle, danzate, cantate, dimenticate.
La sirena è pronta a suicidarsi di nuovo!
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sabato, 20 ottobre 2007

Pubblico pudore

Non disse nient'altro che "Ti Amo".

La piazza era affollata. Un vociare improvviso, poi le manette. Le guardie lo strattonarono e lo condussero verso l'autovettura bianca e blu. La gente lo insultava desiderosa di linciarlo. La sirena squarciò la limpida attesa del mezzogiorno e scomparve dietro una curva.
Se solo fosse stato attento. La legge non ammette ingoranza: "offesa a pubblico pudore".
Gli convenne stare in silenzio per il resto della vita.

 

bloggiamo la legge contro il  Web
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